Sinistro Stradale

Non disperare e non essere arrabbiato! Affidati ad un bravo avvocato per tutelare i tuoi diritti ed azionare l’azione di risarcimento di tutti i danni subiti e subendi. Lo Studio Legale Selmi&Vacca ha una consolidata esperienza nel campo del risarcimento del danno e si avvale di pregevoli collaborazioni con medici, fisioterapisti e psicologi al fine di accogliere tutte le problematiche riscontrate a seguito di un sinistro stradale.

Molto spesso, chi subisce un sinistro, viene scoraggiato nel contattare un legale per paura dell’aggravio di spese da sostenere per la gestione della pratica. Ebbene giova sostenere che nell’azione di indennizzo diretto, l’avvocato agisce senza anticipo e senza percepire soldi dal cliente se non alla fine della pratica, dove verrà pagato dall’assicurazione in percentuale al risarcimento ottenuto dal cliente. In poche parole l’avvocato ed il cliente resteranno legati fino alla fine.

Lo Studio Legale Selmi&Vacca non ti chiederà nulla. Se il cliente vince noi vinciamo con lui. Se perde noi perdiamo con lui.

Gratuito Patrocinio

Al fine di essere rappresentata in giudizio, sia per agire che per difendersi, la persona non abbiente può richiedere la nomina di un avvocato e la sua assistenza a spese dello Stato, purché le sue pretese non risultino manifestamente infondate.  Per essere ammessi al patrocinio a spese dello Stato è necessario che il richiedente sia titolare di un reddito annuo imponibile, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a € 11.493,82 (d.m. 16 gennaio 2018 in GU n. 49 del 28 febbraio 2018).

Possono richiedere l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato:

  • i cittadini italiani
  • gli stranieri, regolarmente soggiornanti sul territorio nazionale al momento del sorgere del rapporto o del fatto oggetto del processo da instaurare
  • gli apolidi
  • gli enti o associazioni che non perseguano fini di lucro e non esercitino attività economica.

Ingiusto Licenziamento

Nel caso in cui un lavoratore sia stato ingiustamente licenziato, la normativa codicistica prevede la possibilità di attivare la procedura di impugnazione del licenziamento.

La prima cosa da fare, entro e non oltre 60 giorni dalla comunicazione del licenziamento, è quella di inviare una diffida con la quale il lavoratore impugna il licenziamento intimato dal datore.

Nel caso in cui il dipendente voglia procedere con ricorso giudiziale dovrà poi attivarsi, per il tramite di un Avvocato, entro e non oltre 180 giorni dalla comunicazione del citato licenziamento.

È fondamentale sapere che i termini sopra citati sono condizioni di ammissibilità ai fini della procedura giudiziale, e che quindi il mancato rispetto degli stessi preclude al lavoratore di tutelarsi in ogni sede.

Con la cosiddetta “Riforma Fornero”, ed ai fini di dare celerità alla procedura, è previsto che il lavoratore che intende impugnare un licenziamento può proporre al Tribunale competente di fissare una prima udienza preliminare, definita “sommaria”, volta a valutare in via d’urgenza il rapporto di lavoro tra le parti ed arrivare ad una decisione rapida.

Il Tribunale fisserà quindi un’udienza entro 60 giorni dal deposito dell’impugnazione del licenziamento, volta ad emettere in quella stessa sede la sentenza conclusiva del giudizio.

Nel caso di fallimento di questa fase incidentale, si potrà comunque attivare la procedura ordinaria prevista dal codice di procedura civile.

Alternativa al “Rito Fornero”, è la procedura ordinaria di impugnazione del licenziamento, prevista dalla normativa di settore.

Ricorso in materia di previdenza sociale

La previdenza sociale riguarda le materie di invalidità e inabilità civile, cecità civile, handicap e disabilità, pensione di inabilità e assegno ordinario di invalidità.

In tutti i casi in cui il cittadino si vede negare dall’INPS il diritto al riconoscimento delle citate invalidità o un riconoscimento parziale e inferiore delle stesse, il nostro ordinamento prevede la possibilità di impugnare dinanzi all’autorità giudiziaria la decisione della commissione INPS, con una procedura creata appositamente per la materia della previdenza sociale.

L’art. 445 bis c.p.c. prevede difatti la possibilità di ricorrere al cosiddetto “Ricorso per accertamento tecnico preventivo”, con il quale si chiede di rivedere la decisione della Commissione INPS.

In primo luogo, detta procedura deve essere attivata entro e non oltre 6 mesi dal ricevimento del provvedimento dell’INPS da parte del cittadino. È quindi fondamentale rispettare il termine previsto dalla norma.

Una volta attivata la procedura, il Giudice nominerà un medico del Tribunale, il quale – all’esito di una perizia medica – confermerà o meno la decisione dell’INPS.

La decisione con la quale il Giudice, in linea con le determinazioni del medico, rigetta o accoglie la contestazione del cittadino, potrà essere nuovamente contestata da entrambe le partite, garantendo così al contribuente un doppio sistema di tutela giudiziale.

Nel caso in cui il cittadino si vede accolta la sua richiesta di revisione della decisione emessa dall’INPS, quest’ultima è tenuta al riconoscimento di quanto previsto in sentenza entro 120 dalla stessa.

Il pregio della procedura sopra descritta è la sua celerità e sommarietà, qualificandosi quindi come un strumento adeguato per tutte le controversie inerenti la previdenza sociale.

FAQ Generiche

Il CTU (Consulente tecnico di Ufficio) è un libero professionista appartenente ad un Albo od Ordine professionale, è una figura ausiliaria del giudice, super partes, scelta da appositi registri del Tribunale in cui è iscritto e che presta giuramento. La consulenza del CTU viene richiesta dal giudice in materie per le quali è necessaria una conoscenza specialistica. Il ruolo del CTP (Consulente Tecnico di Parte) è invece quello di prestare la propria opera di consulenza, non tanto per il Giudice, ma per le parti in causa. Sarà ognuna di esse a decidere a quale libero professionista conferire l’incarico peritale che dovrà affiancare il consulente d’ufficio e, per mezzo delle proprie conoscenze ed esperienze in un determinato settore tecnico, potrà sostenere o criticare le osservazioni da lui fornite.

In caso di separazione o divorzio, la materia più frequente su cui è chiamato a rispondere il consulente è l’affidamento dei figli e la valutazione della genitorialità. In questi casi è altamente consigliato farsi assistere da un Consulente di Parte.

La consulenza risponde ai quesiti del giudice ed è limitata all’iter processuale. La terapia, invece, può aiutare e supportare in momenti difficili quali separazioni e divorzi, essendo volontaria e personale. E’ possibile però, che dopo una CTU, qualora emergano problematiche particolari, possa essere imposta dal giudice.

Certamente e qualora vi affidaste al nostro studio potrete essere seguiti da Psicologi Clinici altamente preparati.

Si, la richiesta può essere fatta da terzi, ma per poter effettuare una consulenza il CTP deve confrontarsi con la persona interessata.

Il Criminologo Forense è un Giurista che ha effettuato corsi di specializzazione in ambito criminologico ed investigativo. Si muove principalmente in ambito penale come supporto alle indagini difensive, ricostruendo il fatto con l’ausilio di specifiche tecniche di indagine. Nello specifico svolge Analisi di fascicoli giudiziari per possibili revisioni del processo (cioè in casi in cui si siano raggiunti tutti e tre i gradi del processo), Analisi di casi in materia penale, ad esempio in casi di Stalking, Maltrattamenti in famiglia, Abuso su minore, Violenza di genere, Lesioni, Omicidio, Violenza Sessuale, Violenza Economica, Truffa (in team con psicologi clinici regolarmente iscritti all’albo degli Psicologi del Lazio), Ricostruzione del fatto criminoso con l’ausilio di prove tecnico-scientifiche e con il supporto di specialisti del settore (es. analisi di celle telefoniche, analisi di impianti di videosorveglianza, analisi delle testimonianze)

Chiudi il menu