Pubblicità Ingannevole

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Chiunque pone in vendita o mette altrimenti in circolazione, anche tramite web, opere dell’ingegno o prodotti industriali, con nomi, marchi o segni distintivi nazionali o esteri, atti a indurre in inganno il compratore sull’origine, provenienza o qualita’ dell’opera o del prodotto, e’ punito, se il fatto non e’ preveduto come reato da altra disposizione di legge, con la reclusione fino a tre anni  o con la multa fino a euro trentamila.

Inoltre, al fine di garantire una effettiva tutela del Made in Italy, rendendo il «momento doganale» quale focus dell’azione di controllo: azione, per sua natura, strutturata e azionabile rispetto a una griglia di poteri, procedure e luoghi entro la quale poter effettivamente intercettare i fenomeni e analizzarli, si riportano le seguenti modifiche:

II comma 49 dell’articolo 4 della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente:

L’importazione e l’esportazione di prodotti recanti false o fallaci indicazioni di origine o di provenienza  costituisce reato ed e’ punita ai sensi dell’art. 517 del codice penale.

Costituisce falsa indicazione la stampigliatura “made in Italy” su prodotti e merci non originari dell’Italia.

 Costituisce fallace indicazione, anche qualora sia indicata l’origine e la provenienza terza dei prodotti o delle merci, l’uso di segni, figure o quant’altro possa indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce originaria di un paese non appartenente all’Unione europea sia stata realizzata in tutto o in parte in Italia.

Le fattispecie sono commesse sin dalla presentazione dei prodotti o delle merci in dogana per l’immissione in libera pratica o in consumo. E’ sempre disposta la confisca della merce.

 Per origine della merce si intende il luogo fisico ove il bene è stato ottenuto o prodotto. Qualora alla produzione concorrano più paesi, per la determinazione dell’origine si applicano le regole sull’origine non preferenziale previste agli articoli 22 e seguenti del codice doganale comunitario di cui al Regolamento (CEE) n. 2913 del 12.10.1992.

Il titolare o il licenziatario di un marchio registrato può apporre il proprio marchio sulle merci importate da un paese terzo, a condizione che le stesse siano accompagnate da indicazioni precise ed evidenti sulla reale origine sufficienti ad evitare qualsiasi fraintendimento del consumatore sull’effettivo luogo di produzione.

Qualora l’accertamento dell’origine delle merci renda necessaria l’esecuzione di controlli e/o verifiche particolarmente complesse, l’amministrazione doganale può sospendere le procedure doganali per 5 giorni lavorativi, al termine dei quali, in mancanza di un provvedimento restrittivo, deve comunque rilasciare la merce.

L’amministrazione doganale può disporre ulteriori controlli ai sensi dell’articolo 11 del decreto legislativo n. 374/90.

I commi 49 bis e 49 ter dell’articolo 4 della legge n. 350/2003 sono abrogati.

 

Eugenio Selmi

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